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Ho un amico che viaggia da solo, il classico tipo "zaino in spalla", spartano (solo nelle abitudini, ahu!), pronto a spingersi ovunque i piedi lo portino, a dormire sotto le stelle in Patagonia o in una capanna su un atollo in mezzo all'oceano...lui è fatto così, sceglie un posto dove andare (quasi sempre all'altro capo del mondo), ci arriva e da lì in poi segue l'istinto. Non fa mai fotografie, non compra souvenir, non manda cartoline, sono cose che non gli interessano, preferisce vivere, parlare con la gente, se capita fare una parte del percorso con qualcuno incontrato per caso, un po' come i pellegrini medievali (che oggi sono purtroppo diventati un fenomeno di costume).Il suo stile mi piace, ma non fa per me.Io sono più il tipo da viaggio con amici (magari non più di quattro, che poi diventa una comitiva e la vita si complica) e, anche se negli anni ho imparato ad ottimizzare, lo zaino mi basta appena per un week-end!E poi viaggiare in compagnia è divertente, si ride tanto ed è più facile affrontare i disguidi e gli intoppi inevitabili in ogni avventura.
Un anno fa, di questi tempi, avevo la casa invasa di riviste e la scrivania sepolta di foglietti con indirizzi, numeri di telefono e siti web, insomma tutti gli appunti indispensabili per organizzare una vacanza, destinazione: Astipalea, un'isola stupenda e un po' selvaggia, difficile da raggiungere e ancor di più da lasciare. Quest'anno invece niente vacanze, o meglio, niente viaggi, colpa del vil denaro e di impegni improrogabili; e forse per questo mi capita di pensare tanto al modo di viaggiare.... Se fossi come il mio amico globetrotter, se mi bastassero il passaporto e lo spazzolino....
Chi mi conosce sa che "lanciarmi" non rientra nelle mie abitudini, anzi non è neanche contemplato tra le possibilità remote: soffro di vertigini anche quando guardo un film ( e ora con il 3D...) ma come si fa a non guardare il mare da una scogliera?e seppur spaventati, a non subirne il richiamo?
Il mare che sto fissando da un po' é quello dei blog, un mondo di libertà e fantasia, ma anche una forma di dipendenza e quindi una schiavitù, che mi affascina e mi spaventa proprio come l'elicottero di Avatar: e c'è solo un modo per scoprire quale dei due sentimenti prevale, avvicinarsi all'orlo della scogliera, flettere i muscoli.... e pubblicare.