Maggio 2013.
Oggi mi
sento come uno yogurt.
Sono sull'orlo di una crisi esistenziale
iniziata negli Anni 90 e maturata scrupolosamente nel successivo ventennio,
nutrita con amore e accudita con mille cure in modo da farle superare indenne
le due Guerre del Golfo, la crisi dei Balcani, il Millennium Bug, l’attentato alle Torri Gemelle, diversi
interventi militari in Medio Oriente, la Cattività berlusconiana e persino il
ritorno dei fuseaux Anni 80.
Non c’è che
dire, io le mie crisi le allevo da Dio.
Si si, ci
avete azzeccato, ho 40 anni e di colpo la mia vita squilibrata ha cominciato a
traballare ancora di più, come se avesse un suo personale calendario, mai
sfogliato fino ad ora, e si fosse messa a gettarne per aria le pagine in cerca
del punto x, quello in cui, senza accorgermene, ho preso la direzione sbagliata
mandando tutto definitivamente e irrimediabilmente a puttane.
E’ una
ricerca difficile, perché ogni vita è talmente ricca di avvenimenti che risulta
quasi impossibile risalire al singolo evento, magari irrilevante all'epoca, che
può aver cambiato il corso di un’intera esistenza.
Ma io sono
una convinta sostenitrice del Butterfly effect e sono piuttosto certa che in
questo momento svariati lepidotteri cinesi stanno ridendo a crepapelle per i
disastri che mi hanno procurato con il loro allegro battere d’ali.
La crisi dei
40 anni è un vero topico per le donne, e devo ammettere che un po’ mi secca
scoprire di far parte di una massa statistica, ma anche per questo non ho
rimedio, quindi non mi resta che affrontare la spiacevole esperienza e cercare
di trarne qualche insegnamento, una perla di saggezza o almeno un paio di
battute acide da utilizzare per contrastare le aggressioni esterne.
Perché è
risaputo che quando sei giù di morale o in difficoltà la gente se ne accorge,
percepisce la tua debolezza, fiuta le tue incertezze, individua con precisione
chirurgica il punto debole e attacca.
-Hai figli?
-No
Occhiata tenera di rassicurazione
“non preoccuparti arriveranno”
- Oh! Quindi
non sei sposata?!
(E da quando
le due cose sono collegate?)
Logica deduzione per spiegare la
mancanza precedente, seguita da occhiata tenera di rassicurazione “non
preoccuparti troverai l’uomo giusto e ci farai un camion di bambini”
-Che lavoro
fai?
Perché si spera che se stai perdendo
tanto tempo prima di procreare sia almeno per una buona causa, tipo una
brillante carriera che ti impegni 20 ore al giorno.
- Veramente
mi sono appena iscritta all’università per terminare gli studi che avevo
abbandonato….
Pausa sofferta per assimilare la
gravità del problema, subito seguita dall’ultima possibile domanda, quasi
sussurrata nel timore che anche la più lieve delle increspature sonore possa
definitivamente spezzare l’esile filo della speranza.
- Oh… e… che
facoltà?
Fiato trattenuto e occhi al cielo in
muta preghiera.
-Lingue…
- Ah…..
Occhiata che fa fatica a non essere
di rimprovero: allora lo fai apposta a perseguire l’inutilità.
A questo
punto gli sguardi si fanno opachi e puoi avvertire chiaramente il cozzare dei
neuroni in difficoltà nel tentativo di infilarti in una casella introvabile del famigerato schedario delle convenzioni
sociali.
Sei
un’anomalia, una scheggia impazzita, un pericolo per il sistema.
I più audaci
si spingono a farti i complimenti, sottintendendo che la tua sia una scelta
consapevole, coraggiosa, originale, per non dire esotica, quasi eroica, che loro ovviamente non comprendono né
approvano, ma che rispettano.
Sono quelli
più pronti di riflessi, gli altri vivono l’attimo di sgomento archivistico e poi
si disimpegnano come meglio possono cambiando bruscamente argomento.
Se mi sento
buona faccio una battuta autocritica e li cavo d’impaccio, se sono proprio in
vena do qualche informazione personale per spiegare la mia triste condizione e
rassicurare l’atterrito interlocutore.
Ma se mi
sento yogurt…
In quanto
yogurt le cose cambiano, come yogurt non ho nessun obbligo di tutelare chi mi
bombarda di domande personali e poi si imbarazza perché le risposte non gli
piacciono.
Signore e
signori, un attimo d’attenzione prego: siamo nel 2013 e questo yogurt è rimasto
single, non si è riprodotto, non è economicamente indipendente né ritiene
probabile riuscire ad esserlo in un prossimo futuro, va da sé che non può
aspirare ad avere alcun tipo di previdenza se dovesse raggiungere la terza età
ed evita accuratamente di interrogarsi su come affrontare l’oscuro domani che
l’aspetta.
In effetti questo yogurt vive ancora nello stesso frigo della sua
famiglia, sullo stesso ripiano di sempre, accanto alla marmellata di albicocche
fatta in casa e alla sua migliore amica, la senape di Digione. Oltretutto il
mio “vasetto” comincia ad avere qualche ammaccatura di troppo, ho perso la
linguetta del tappo di alluminio (ma quelle si sa che si spezzano facilmente) e
avverto uno spiffero sospetto, un sottilissimo filo d’aria, insinuarsi fra i
miei fermenti L-casei minacciando un’accelerazione di inacidimento.
C’è di che
preoccuparsi, direte voi. Bisogna correre ai ripari, darsi da fare, spostarsi
di frigo, o almeno di ripiano, controllare la data di scadenza e accertarsi di essere
ancora commestibili!
Ma posso
farla io una domanda? Che ve ne frega?! Saranno fatti miei!
E voi datevi pace: se faccio ancora in tempo scivolerò
tra frutta fresca e croccanti cereali durante una prima colazione o magari finirò
solleticata dall'aglio in un gustoso tzatziki ,e altrimenti, tranquilli, quando non ci sarà più nulla da
fare, mi proporrò come maschera per i capelli in un hennè!








