domenica 22 luglio 2012
E se domani....
"Ti sei stancata di portare il mio peso
ti sei stancata delle mie mani
dei miei occhi della mia ombra
le mie parole erano incendi
le mie parole erano pozzi profondi
verrà un giorno un giorno improvvisamente
sentirai dentro di te
le orme dei miei passi
che si allontanano
e quel peso sarà il più grave."
Mosca 1962 N. Hikmet
Ogni poesia è un attimo, come una foto che ferma un singolo istante, un viso, una smorfia magari, un sorriso o uno sguardo, un insieme di immagini, colori, luci, dettagli che non si ripeteranno mai più in quello stesso modo, ma che resteranno per sempre in quel fotogramma.
Ogni poesia nasce quando tutti gli elementi che la compongono sono maturi, tutti più uno, quello della scintilla che mette in moto la reazione: l'ultimo pensiero necessario perché il puzzle sia completo.
Quando leggo Hikmet mi capita spesso di pensare che nel suo caso quell'ultimo dettaglio sia un'occhiata al mondo, una di quelle occhiate lunghe e distanti in cui non stai fissando nulla in particolare ma vedi tutto l'insieme del tuo orizzonte.
E se una foto è irripetibile, una poesia invece si ripete all'infinito.
Perché quell'attimo fermato dalle parole rivive ogni volta che leggendo scopri con stupore che lì c'è la tua vita, che quei versi tanto lontani, nel tempo e nello spazio, figli dei sentimenti di qualcun'altro, di immagini di posti mai visti, di sapori, profumi e sensazioni mai provati, raccontano te e quello che credevi fosse solo tuo.
Pensiamo di essere unici, quando viviamo la nostra vita e facciamo le nostre esperienze crediamo di essere come le fotografie, insiemi di dettagli irripetibili, alchimie di sapori, odori e musica che ci avvolgono e ci rendono ciò che siamo e saremo, individui originali, levigati dai nostri segreti come i sassi dal mare.
Sorridiamo, un po' sornioni, pensando di sapere qualcosa più degli altri.... e in parte è vero, in parte tutte queste cose sono vere, ma solo in parte.
Col tempo impariamo che in realtà, quando si tratta di sentimenti, siamo tutti poesie.
Gioie e dolori, amori e tradimenti, passioni e delusioni, esaltazione e paura, e tutte le loro infinite sfumature e combinazioni, tutto quello che possiamo provare può essere provato anche da tutti gli altri e in alcuni casi lo è già stato. Irritante , non c'è che dire, scoprire che la nostra parte più intima e profonda in realtà è affollata come un lido in agosto, è un po' come trovarsi di colpo per strada in mutande.
Ma è anche consolante, in qualche modo, ritrovare i propri pensieri, sentire un filo invisibile unirci al poeta e a tutti gli sconosciuti che come noi saranno rimasti fermi qualche attimo in più a fissare quelle stesse parole, col nostro stesso stupore.
A me piace ritrovarmi nei versi dei poeti, nei testi delle canzoni, nella battuta di un film, mi aiuta a capire: mi apre la mente a interpretazioni che non immaginavo ma che calzano a pennello con la mia vita, mi permette di ridere del passato che avevo preso troppo sul serio, a volte serve a tirarmi fuori lacrime che non volevano uscire.
La poesia mi ricorda che esisto, che ho un cuore, un'anima e che quel che provo è reale, quando mi sembra che ogni ricordo, ogni parola, ogni pensiero si perdano nella nebbia dei miei dubbi, sono i versi dei poeti a riportarmi sul sentiero, a consolarmi e a farmi sperare.
Perché i poeti - dice Miguel Torga - sono come i fari: menano sciabolate di luce nell'oscurità.
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