venerdì 28 marzo 2014

Best before

Maggio 2013.

Oggi mi sento come uno yogurt.

 Sono sull'orlo di una crisi esistenziale iniziata negli Anni 90 e maturata scrupolosamente nel successivo ventennio, nutrita con amore e accudita con mille cure in modo da farle superare indenne le due Guerre del Golfo, la crisi dei Balcani, il Millennium Bug,  l’attentato alle Torri Gemelle, diversi interventi militari in Medio Oriente, la Cattività berlusconiana e persino il ritorno dei fuseaux Anni 80.

Non c’è che dire, io le mie crisi le allevo da Dio.

Si si, ci avete azzeccato, ho 40 anni e di colpo la mia vita squilibrata ha cominciato a traballare ancora di più, come se avesse un suo personale calendario, mai sfogliato fino ad ora, e si fosse messa a gettarne per aria le pagine in cerca del punto x, quello in cui, senza accorgermene, ho preso la direzione sbagliata mandando tutto definitivamente e irrimediabilmente a puttane.
E’ una ricerca difficile, perché ogni vita è talmente ricca di avvenimenti che risulta quasi impossibile risalire al singolo evento, magari irrilevante all'epoca, che può aver cambiato il corso di un’intera esistenza.
Ma io sono una convinta sostenitrice del Butterfly effect e sono piuttosto certa che in questo momento svariati lepidotteri cinesi stanno ridendo a crepapelle per i disastri che mi hanno procurato con il loro allegro battere d’ali.

La crisi dei 40 anni è un vero topico per le donne, e devo ammettere che un po’ mi secca scoprire di far parte di una massa statistica, ma anche per questo non ho rimedio, quindi non mi resta che affrontare la spiacevole esperienza e cercare di trarne qualche insegnamento, una perla di saggezza o almeno un paio di battute acide da utilizzare per contrastare le aggressioni esterne.

Perché è risaputo che quando sei giù di morale o in difficoltà la gente se ne accorge, percepisce la tua debolezza, fiuta le tue incertezze, individua con precisione chirurgica il punto debole e attacca.

-Hai figli?
-No
Occhiata tenera di rassicurazione “non preoccuparti arriveranno”

- Oh! Quindi non sei sposata?!
(E da quando le due cose sono collegate?)
Logica deduzione per spiegare la mancanza precedente, seguita da occhiata tenera di rassicurazione “non preoccuparti troverai l’uomo giusto e ci farai un camion di bambini”

-Che lavoro fai?
Perché si spera che se stai perdendo tanto tempo prima di procreare sia almeno per una buona causa, tipo una brillante carriera che ti impegni 20 ore al giorno.

- Veramente mi sono appena iscritta all’università per terminare gli studi che avevo abbandonato….
Pausa sofferta per assimilare la gravità del problema, subito seguita dall’ultima possibile domanda, quasi sussurrata nel timore che anche la più lieve delle increspature sonore possa definitivamente spezzare l’esile filo della speranza.  

- Oh… e… che facoltà?
Fiato trattenuto e occhi al cielo in muta preghiera.

-Lingue…
- Ah…..
Occhiata che fa fatica a non essere di rimprovero: allora lo fai apposta a perseguire l’inutilità.

A questo punto gli sguardi si fanno opachi e puoi avvertire chiaramente il cozzare dei neuroni in difficoltà nel tentativo di infilarti in una casella introvabile del famigerato schedario delle convenzioni sociali.
Sei un’anomalia, una scheggia impazzita, un pericolo per il sistema.

I più audaci si spingono a farti i complimenti, sottintendendo che la tua sia una scelta consapevole, coraggiosa, originale, per non dire esotica, quasi eroica, che loro ovviamente non comprendono né approvano, ma che rispettano.
Sono quelli più pronti di riflessi, gli altri vivono l’attimo di sgomento archivistico e poi si disimpegnano come meglio possono cambiando bruscamente argomento.
Se mi sento buona faccio una battuta autocritica e li cavo d’impaccio, se sono proprio in vena do qualche informazione personale per spiegare la mia triste condizione e rassicurare l’atterrito interlocutore.

Ma se mi sento yogurt…

In quanto yogurt le cose cambiano, come yogurt non ho nessun obbligo di tutelare chi mi bombarda di domande personali e poi si imbarazza perché le risposte non gli piacciono.
Signore e signori, un attimo d’attenzione prego: siamo nel 2013 e questo yogurt è rimasto single, non si è riprodotto, non è economicamente indipendente né ritiene probabile riuscire ad esserlo in un prossimo futuro, va da sé che non può aspirare ad avere alcun tipo di previdenza se dovesse raggiungere la terza età ed evita accuratamente di interrogarsi su come affrontare l’oscuro domani che l’aspetta.

 In effetti questo yogurt vive ancora nello stesso frigo della sua famiglia, sullo stesso ripiano di sempre, accanto alla marmellata di albicocche fatta in casa e alla sua migliore amica, la senape di Digione. Oltretutto il mio “vasetto” comincia ad avere qualche ammaccatura di troppo, ho perso la linguetta del tappo di alluminio (ma quelle si sa che si spezzano facilmente) e avverto uno spiffero sospetto, un sottilissimo filo d’aria, insinuarsi fra i miei fermenti L-casei minacciando un’accelerazione di inacidimento.

C’è di che preoccuparsi, direte voi. Bisogna correre ai ripari, darsi da fare, spostarsi di frigo, o almeno di ripiano, controllare la data di scadenza e accertarsi di essere ancora commestibili!

Ma posso farla io una domanda? Che ve ne frega?! Saranno fatti miei!

 E voi datevi pace: se faccio ancora in tempo scivolerò tra frutta fresca e croccanti cereali durante una prima colazione o magari finirò solleticata dall'aglio in un gustoso tzatziki  ,e altrimenti, tranquilli, quando non ci sarà più nulla da fare, mi proporrò come maschera per i capelli in un hennè!